L'origine del paese, che si chiamò inizialmente "Cittadella", poi Conventino, Cupertino ed infine Copertino, risale all'anno Mille ad opera dei profughi di alcuni casali della zona distrutti dai Saraceni.
Il paese si sviluppò durante la dominazione bizantina e crebbe sotto gli Angioini.

Nel 1430 la città fu munita di mura e bastioni e nel 1540 fu costruito il Castello di forma trapezoidale, con 23 torrioni, una cappella nella quale vi sono tombe di personaggi illustri e circondato da un ampio e profondo fossato. Lungo tutto il perimetro esterno si osservano novanta feritoie le cui cavità consentivano un facile movimento dei cannoni. Queste sono distribuite su tre ordini separati da un cordone marcapiano. Il castello fu anche dimora signorile: lo testimonia il balcone rinascimentale con balaustra traforata ed il prezioso portale decorato con calcarenite locale e integrate poi con stucchi.
Internamente si ha un porticato, costruito nel 1600, che ingentilisce la durezza dell'architettura militare e gallerie per corrono lungo il perimetro, oggi adibite a funzione culturale.

La Chiesa Matrice venne costruita nel 1088 da Goffredo il Normanno e rimaneggiata nel corso dei secoli fino a giungere all'aspetto che aspetto che assume oggi.
Di epoca barocca è il decoro delle pareti interne della chiesa e degli altari. Le colonne romaniche interamente affrescate e i relativi capitelli furono inglobati in poderosi pilastri; in questo periodo la volta a capriate scomparve, occlusa da un tetto decorato a stucco. Internamente la chiesa è ricca di tele, dipinti ed ha un archivio storico plurisecolare.
La torre campanaria fa parte di un piano d’intervento a favore della chiesa Matrice voluto dal clero e dall’Universitas e durato circa vent’anni. Il primo documento che attesta la costruzione di questa torre risale al 1588. Alta 35 metri, la torre ha base quadrata ed è suddivisa in due ordini, quello inferiore più semplice, mentre la parte superiore ha una parte scultorea. Internamente è suddivisa in tre camere e realizzata con conci in calcarenite.

Castello Chiesa matrice Torre Campanaria

Le notizie che riguardano il Monastero e la Chiesa di S. Chiara risalgono al 1545.
Nel seicento tutto il complesso venne ricostruito, cancellando le testimonianze delle fasi precedenti, in epoca settecentesca poi la dimora fu ampliata ulteriormente ed il suo interno opportunamente decorato con stucchi per volontà di mons. Antonio Sanfelice, vescovo di Nardò. Si configura così l'edificio barocco che vediamo oggi.

Il complesso dei Domenicani fu fondato extra moenia col titolo di "Santa Maria dell'Idria" sul luogo di un'antichissima cappella ai margini del bosco Idri.
La chiesa, ricostruita per ben due volte in seguito a crolli accidentali fu puntualmente ricostruita, ma ad ogni ricostruzione si perdevano le tracce della sua originale struttura. Al suo interno si conservano ancora due pregevoli altari barocchi, un interessante affresco raffigurante "la Pietà", una grande tela del 1612 di G. Domenico Catalano raffigurante la Vergine del Rosario.

Il Santuario della Grottella, chiesa ad unica navata con tre altari per lato, venne costruita nel 1577.
Nella seconda metà del Settecento si fecero diverse modifiche ed aggiunte: venne costruita una statua in cartapesta, costruiti altari barocchi, affrescate le pareti e costruita una cappella dedicata a San Giuseppe. Il convento, soppresso per la seconda volta nel 1862, fu riaperto nel 1954 e sottoposto ad una lenta, ma graduale opera di restauro.

La Chiesa e il convento dei frati Cappuccini furono costruiti nel 1590 lungo la via per Leverano.
Durante i secoli il convento venne trasformato in opificio e risultarono trasformati anche i profili architettonici, rendendolo irriconoscibile. Oggi si conservano soltanto alcuni lembi di affresco, poco visibili perchè inglobati nell'edificio esistente. La chiesa e il convento dei Cappuccini non furono soltanto un polo religioso, ma fu soprattutto un centro di istruzione per molti copertinesi.

Il Convento di San Francesco, oggi scomparso, sorgeva tra il castello e la chiesa Matrice. Questo venne edificato in epoca quattrocentesca e per edificare l'edificio si dovettero abbattere i resti di un'antica fortezza romana.
Attraverso i secoli la chiesa e il convento furono ingranditi e abbelliti. In epoca settecentesca la chiesa era formata da un'unica navata, col presbiterio, ed esternamente c'era un campanile con 4 campane. Successivamente il complesso venne smembrato, venduto a privati e riadattato ad altre funzioni. Il campanile venne abbattuto nel 1886, in quanto pericolante.

La Cripta di S. Michele Arcangelo è situata presso la masseria "Monaci" a sud-est di Copertino. La struttura risale al 1314, e dovette assolvere non solo funzioni cultuali, ma anche quelli di sicurezza e rifugio in un'epoca in cui il territorio veniva funestato da scorrerie piratesche e da bande di mercenari.
L'ipogeo è interamente scavato nella roccia, misura m. 9 x 5,20 e la volta, sorretta da due pilastri, è alta m. 2,60.
Internamente vi sono due altari affrescati, con una scena della crocifissione il primo ed il San Giovanni Evangelista per quello più antico; la volta presenta invece un’ampia superficie affrescata dalla quale emerge un cielo stellato con stelle a otto punte e al centro una scena.

Chiesa di Santa Chiara Chiesa dei Domenicani Santuraio della Grottella

Diverse sono le particolarità dei Palazzi di importanza storico artistica che sorgono nella zona.
Lungo l'asse viario che divide idealmente in due settori il centro storico della cittadina, nel XVI secolo sorsero i palazzi di importanti famiglie dei quali, oggi non resta che qualche eloquente portale.
Quello della famiglia Pappi è un portale catalano durazzesco affiancato da due grate lapidee splendidamente traforate, mentre quello della famiglia Ventura è un pregevole portale barocco interamente ripreso a stucco nel corso della prima metà del ‘700. Di stampo soprannaturale è invece il portale della famiglia Prence, sormontato da S. Michele che uccide il drago e da due altrettanto significativi rilievi che inquadrano le due aperture della piccola corte del medesimo palazzo.

Scavati a colpi di piccone i frantoi ipogei [dal latino "hipò" = sotto e da "ge" = terra], rappresentano una delle ricchezze storiche del Salento.
I frantoio ipogei di Copertino furono realizzati fuori dal perimetro murario, in zone il cui sottosuolo si presentava composto di calcare sabbioso duro e per esigenze igeniche-sanitarie. In questi frantoi si accede per mezzo di una serie di gradini scavati nella roccia. Appena dentro ci si trova dinanzi alla "fonte" costituita da due macine in pietra dura che un mulo provvedeva a far girare intorno ad un palo fissato tra il centro della fonte e la volta del vano.
Intorno alla vasca si osservano una serie di finestrelle che affacciano nelle cosiddette "sciaghe": cavità a campana più o meno grandi nelle quali venivano scaricate le olive attraverso apposite aperture poste sul piano stradale. Quindi si lavoravano, torchiavano e la pasta d'olive veniva posta tra diversi dischi sovrapposti, dove rimaneva pressata per almeno trentasei ore.
Dopo la prima spremitura l'impasto veniva ricomposto per essere sottoposto, per dodici ore, alla seconda spremitura in torchi più piccoli. Al termine di quest'ultima fase non restava che depositare nel "sentinaio" quanto avanzava dalla spremitura, cioè la "sansa". Non mancava, nell'ipogeo, un luogo destinato al ricovero delle bestie impiegate a far ruotare le macine, ed un altro riservato alla consumazione del pasto.
A Copertino, nel '500, erano attivi 11 frantoi ipogei. Di generazione in generazione questi manufatti giunsero pressoché attivi fino al XIX secolo.

Diversi sono i Casali presenti nella zona di Copertino, che rimandano a piccole comunità e agglomerati nati molti secoli fa.
Il Casale Cambrò, conosciuto anche con il nome di Specchia Normanna, è stata una località strategicamente importante e ai primi dell’800 si segnalava un’aggregazione di dodici nuclei familiari.
Il Casale del Cigliano era attraversato da un importante asse viario che, già in epoca romana, metteva in comunicazione i centri dell’entroterra con la vicina Gallipoli. Questo Casale dovette essere abitato dai Messapi e divenuto poi feudo in epoca normanna. All'interno del feudo si trova la grotta in cui venne ritrovata un’icona bizantina raffigurante la Vergine col Bambino, davanti a cui San Giuseppe da Copertino ebbe le prime levitazioni.
Il Casale di Casole risale al 1274. Tuttavia, l’agglomerato rurale, distante dalla Cittadella circa tre miglia , era sorto prima dell’anno Mille ad opera dei monaci bizantini la cui presenza consentì lo sviluppo di un villaggio pressochè autonomo. Durante i secoli venne distrutto e riedificato più volte e si ripopolò agli inizi del 1500 e i pochi abitatori si raccolsero intorno al monastero di S. Maria di Casole.
IL Casale del Mollone risale, come testimoniato da alcuni reperti archeologici ritrovati nei dintorni, all’epoca messapica. Al suo interno si trovano la cripta di S. Michele Arcangelo, numerose tombe scavate nella roccia e le tracce di due importanti strade che si incrociavano proprio nei pressi del sito.

Casale del Mollone Casale di Casole Frantoio ipogeo
 


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