L'origine della città di Gallipoli sembra derivare da una antichissima città di Sicilia, omonima.
Si dice, infatti, che gli abitanti della città siciliana, per sfuggire alle crudeltà del tiranno Dionigi, approdarono su queste coste e gettarono le fondamenta di una nuova città, intorno all'anno 350 a.c. Altri pensano che la città di Gallipoli non fosse altro che un comodo approdo per i pescatori della vicina Alezio. In seguito, la distruzione di quest'ultima provocò l'esodo dei suoi abitanti verso la costa, causando la trasformazione della zona, da porto naturale in città fortificata. Fu poi Idomeneo a dare il nome di Calipoli (città bella). Pipino poi trasformò il nome Calopoli in Gallipoli, dal Gallo, suo stemma.

La città fu costruita su un'isola calcarea collegata alla terraferma tramite un ponte; venne fortificata da altissime mura, e ad essa si accedeva da una unica porta, posta a ridosso del Castello Angioino. In seguito, con la necessità di nuove abitazioni, Gallipoli si espande al di qua del ponte, verso l'entroterra, dando origine alla divisione tra la "città vecchia" e il "borgo nuovo".

La città vecchia ha sostanzialmente conservato immutato il suo impianto urbanistico. Ha caratteristiche di straordinario interesse; è un continuo sovrapporsi di strutture edilizie di varie epoche e di diverse matrici culturali.
Ha vie strette e tortuose, un intrico di strade, secondo una tipologia che s'incontra nel mondo islamico; tale impianto vario si fa risalire alla prima metà del 900 d. C., periodo in cui la città fu conquistata dai Saraceni, che la dominarono per circa trenta anni.

Il Rivellino è un torrione fortificato con funzione di testa di ponte in difesa del castello verso il territorio. La sua idezione si deve all’architetto senese Francesco di Giorgio Martini, sul finire del 1400.
Il Rivellino venne però realizzato solo qualche decennio dopo, tra il 1515 ed il 1522, sotto il dominio spagnolo dei Viceré di Napoli, nell’ambito di una imponente serie di lavori che interessò anche la costruzione dei muri a scarpa dei torrioni del castello e delle cortine ed il rifacimento della via d’accesso alla città.

Il Ponte d'ingresso alla città fu progettato nel 1601 e realizzato tra il 1603 ed il 1607 ed era impostato su 12 archi, lungo 150 metri, con un ponte levatoio in legno all’ingresso della grande porta di città. Ben poco oggi resta del ponte secentesco e della sua originaria struttura, ricoperti sul finire degli anni anni ‘40 da lavori per allargare il fondo stradale.

Gallipoli Mura Città Vecchia Rivellino Ponte

Il Castello fortificato, costruito su di un preesistente impianto bizantino e medioevale, ha subito pesanti modifiche tra XVI e XVII secolo. A pianta quadra e rinforzo agli spigoli con strutture bastionate di epoca aragonese, conserva all’interno tracce di precedenti stratificazioni. La sua struttura è rinforzata, verso il continente, da un Rivellino con funzioni di difesa avanzata verso la terraferma.
Il castello era anticamente circondato da un fosso in parte navigabile progettato nel 1484 dai Veneziani.
All’interno è visibile l’ampio cortile ed entrando dalla porta di ingresso, si nota, sulla sinistra, l’antica cappella e, sulla destra, il corpo di guardia. Dell’originaria antica struttura sono ancora visibili i sotterranei ed i camminamenti casamattati dei tre bastioni angolari dei quali, possente per dimensioni e robustezza costruttiva, quello a pianta ennagona di N-E, mentre non più esistente, perché crollato sul finire del XVIII secolo, è quello di S-O. Attualmente il fronte che prospetta sulla città risulta ingabbiato nell’edificio neoclassico, realizzato nel 1881, del mercato comunale.

In prossimità del ponte che congiunge il borgo nuovo alla città vecchia sorge la fontana greco-romana, ritenuta e stimata la più antica d'Italia. Questa fontana ha due fronti: uno recente, e l'altro molto più antico.
Costruita presumibilmente intorno al III secolo a.C., era posta originariamente nell'area delle antiche terme, oggi denominata fontanelle; nel 1548 venne trasportata in luogo più vicino alla città nei pressi della scomparsa chiesa di San Nicola, dove rimase fino al 1560, per venire di nuovo smontata e ricostruita nel luogo ove sorge attualmente. La facciata a Sud, quella più antica, è divisa in tre quadri da quattro cariatidi, che sorreggono l'architrave e un ricco decoro, ed è alta circa 5 mt.
Nei suoi bassorilievi ricavati da lastre di pietra dura locale, sono rappresentate le tre metamorfosi delle mitologiche Dirce, Dalmace e Biblide; nella parte superiore dei tre gruppi di sculture sono incisi dei distici latini di contenuto morale attinenti alle tre leggende. Le figurazioni scolpite nella pietra locale narrano i miti classici di tre ninfee.

Piazza Mercato prende il nome dall'edificio del mercato cittadino, costruito agli inizi del 900, a ridosso del Castello angioino, ed era considerata il cuore della attività commerciale.

Il porto di Gallipoli ha una storia di fasto e di gloria. Il porto di Gallipoli era rappresentato da un canale naturale, capace di contenere un gran numero di navi, anche di grossa portata; risultava, infatti, riparato dal vento di levante dalla terra ferma; dal vento di mezzogiorno, dal ponte che congiunge la terraferma con lo scoglio sottostante alla città; dal vento di ponente, dalle mura della città stessa e dal vento di tramontana, dallo scoglio detto "della nave", che si trova di fronte al bastione denominate "San Giorgio". Già nel 600 il traffico di questo porto, specialmente per gli oli, era molto attivo.
Numerose sono inoltre le fonti che concorrono ad affermare l'importanza del porto di Gallipoli in passato.

Castello Castello Castello Fontana greco - romana Molo Faro

La Basilica di Sant'Agata fu costruita nella prima metà del XVII sec. da maestranze gallipoline su disegno dell’arch. Giovan Bernardino Genuino. La faccaita, in carparo locale, rappresenta un esempio unico, in Gallipoli, di barocco alla leccese. Il suo interno si sviluppa su tre navate scandite da un colonnato in carparo con elegante e sobrio decoro ad intaglio della pietra.
Internamente ci sono tele dipinte tra ‘600 e ‘700 da artisti locali e napoletani tra i quali vanno segnalati i gallipolini Giovan Domenico Catalano (Madonna delle Grazie) e Giovanni Andrea Coppola, uno dei maggiori rappresentanti della scuola pittorica pugliese del XVII secolo (S. Francesco di Paola e Visita dei Re Magi, S.Agata, S.Oronzo, Assunta e Anime purganti).


La Chiesa di Santa Maria del Canneto fu riedificata dalle fondamenta nel 1696 sullo stesso luogo in cui sorgeva la vecchia chiesa, nel XVI secolo. E' di stile barocco ed imita all’interno l’impianto e le decorazioni lapidee della Chiesa Cattedrale. Fu sede di una Confraternita laicale, oggi nella Parrocchiale del S.Cuore, e luogo di particolare devozione per la Madonna sotto il titolo della Visitazione. Al suo interno conserva pregevoli dipinti del XVII e XVIII secolo tra cui, una “Santa Lucia” del pittore gallipolino Giovan Domenico Catalano ed un “martirio di S.Cristina” derivato dall’Olindo e Sofronia di Luca Giordano.
Nel presbiterio è oggi conservata la statua lapidea di S.Nicola (XVI sec.), proveniente dalla distrutta chiesa di S.Nicola del Porto. Notevole il controsoffitto a lacunari dei primi anni del ‘700 che esibisce al centro l’immagine dipinta sul legno della Madonna del Canneto, da un originale in tela che si conserva in ovale nell’abside dove si può anche ammirare un bell’esempio di statuaria in cartapesta raffigurante la Visitazione di Maria Vergine.

La Chiesetta di Santa Cristina è dedicata alla Vergine di Bolsena. Riconvertita ad uso profano, fu recuperata a funzioni di culto a partire dal 1865 ed, in occasione della grave epidemia di colera verificatasi in città nel 1867, crebbe la devozione alla Santa, cui si attribuisce il miracolo della cessazione del morbo.

La Chiesa ex Conventuale di San Francesco d'Assisi ha la facciata in tufo e fu realizzata nel 1736 su canoni stilistici barocchi propri della cultura salentina da Mauro Manieri. L’interno a tre navate e con scansione degli spazi con paraste tardo cinquecentesche fu abbellito ed arricchito di stucchi nel primo ventennio del ‘700.
Pregevoli, all’interno, le opere d’arte, dal S.Francesco attribuito alla scuola veneziana del Pordenone, ai bei dipinti del Catalano, al gruppo del Presepe litico cinquecentesco, al crocefisso ligneo secentesco, all’organo del 1726 dei gallipolini Pietro e Simone Kircher. Si conserva in questa Chiesa l’altorilievo lapideo tardo quattrocentesco raffigurante S.Michele Arcangelo, proveniente dall’antica chiesa di S.Angelo.

La Chiesa e Confraternita del Crocefisso è appunto sede della Confraternita del SS.mo Crocefisso istituita nel 1642 dal vescovo di Gallipoli mons. de Rueda. All'interno si trova un’antica immagine dipinta del volto del Crocefisso nonché un Cristo morto molto venerati. Decorano l’interno 4 tele barocche collocate ai lati della navata assieme agli stucchi ottocenteschi raffiguranti alcuni Santi Apostoli, il pancone e gli stalli confraternali realizzati in noce dai maestri bottai nel 1867, e la suggestiva statua lignea (XVIII sec.) del San Michele Arcangelo. Sul fronte, dalle sobrie linee architettoniche, si evidenzia il grande pannello maiolicato, tardo ottocentesco, raffigurante la Madonna del Buon Consiglio.

La Chiesa ex conventuale del SS.mo Rosario è stata ricostruita nel XVIII secolo da maestranze salentine. Ha la facciata realizzata in carparo, un’ampia aula ecclesiale a pianta ottagona circondata da 10 altari laterali e un’ardita volta lunettata e scandita da una prezioso e delicato decoro scultoreo. Pregevole la presenza di numerosi dipinti realizzati nel primo quarantennio del ‘600 dal pittore gallipolino Giovan Domenico Catalano tra cui la Circoncisone di Gesù (in sacrestia), la Vergine col Bambino e i Santi Giovanni evangelista e Pietro martire, l’Annunciazione della Vergine Maria, la Vergine col Bambino e i Santi Leonardo Irene e Marina.
Relizzato in legno nel XVIII secolo dal gallipolino Giorgio Aver è invece l’altare di S.Domenico e di particolare pregio risultano le statue policrome di S.Domenico e di S.Vincenzo. Nella sacrestia, ricavata in un sottoportico del cinquecentesco chiostro domenicano si trova un grande affresco raffigurante la battaglia di Lepanto del 1571 ed un gigantesco albero genealogico della famiglia reale aragonese. La Chiesa è oggi sede della Confraternita del SS.mo Rosario, di antica costituzione.

La biblioteca comunale di Gallipoli vanta la sua costituzione grazie alla munifica donazione del Canonico Carmine Fontò che nel 1825 rese pubblica la sua privata biblioteca di 2800 volumi, dotandola di beni stabili e di un bibliotecario. A questo fondo furono accorpate, tra il 1864 ed il 1868, le biblioteche dei soppressi conventi comunali dei Francescani, dei Domenicani, dei Paolotti e dei Cappuccini. Inizialmente allogata in una sede autonoma il fondo librario fu collocato unitamente al museo comunale nei locali del Seminario diocesano fino al 1898.

Il museo comunale di Gallipoli fu istituito a cura del medico naturalista Emanuele Barba che nel 1873 ed ospitato nei locali del Seminario diocesano. Biblioteca e museo furono quindi trasferiti nel nuovo istituto appositamente progettato, nel 1895, dall’arch. Francesco Barba e costruito sul luogo dell’antico Ospedale civico su Via A.De Pace.
Il museo conserva, suddivisi per reparti, interessanti testimonianze archeologiche di epoca messapica, romana e medioevali, collezioni nummarie di epoca classica e moderna, armi e vestiti tipici del XVIII-XVIX secolo, esemplari di fauna e flora locali, fossili e minerali, conchiglie di tutti i mari del mondo, ceramiche e terraglie soprattutto di produzione locale.
Di notevole valore culturale ed artistico sono le 17 tele della collezione Coppola del XVII e XVIII secolo, i 4 grandi dipinti su legno del pittore murese Liborio Riccio, la serie di ritratti di uomini illustri di Gallipoli e la collezione di iscrizioni lapidee relative alle fortificazioni cittadine (XVI sec.) e al porto (XVIII secolo).

L'ex Oratorio e Chiesa della Confraternita di Sant'Angelo fu impostata su canoni barocchi propri dell’architetto leccese Muro Manieri ed abbellita nel 1732 di stucchi ed il suo interno decorato con 7 tableaux in creta decorati in oro ed argento (ora conservati nel Seminario diocesano) tra i quali vennero collocate 4 statue in legno raffiguranti re biblici. E’ oggi sede della biblioteca comunale di Gallipoli.
A pianterreno sopravvive l’antica chiesa di Sant’Angelo dedicata a San Michele Arcangelo la cui statua lapidea con scudo aragonese è oggi custodita in S.Francesco d’Assisi. Spoglia di tutti gli arredi ed altari è oggi sede dell’Archivio storico comunale.

La Torre civica dell'orologio fu costruita accanto alla Basilica Cattedrale, tra il 1704 ed il 1712. Nel 1746 la torre venne sopraelevata di un altro piano e vi fu collocata una nuova campana. Le imprese della città in stucco furono realizzate sul finire del XVIII secolo.

La Chiesa di S. Maria di Monte Carmelo e della misericorda fu ricostruita nel 1838 sul luogo in cui fin dal 1530 è attestata la presenza dell’antico tempio sulle cui volte tra il 1660 ed il 1714 era stata costruita un’altra cappella, ambedue sedi delle Confraternite sotto il titolo di S.Maria di Monte Carmelo e della Misericordia.
All’interno è conservato un antico monolite lapideo raffigurante la Vergine Immacolata e appartenuto all’antico tempio. Il suo interno è di stile neoclassico e conserva le barocche statue lignee di S.Lucia e di S.Teresa, nonché un dipinto raffigurante la “Deposizione dalla croce di Cristo Crocefisso” attribuito per tradizione popolare ad un giovane allievo di Giuseppe Ribera, detto Lo Spagnoletto.

La Chiesa di Santa Teresa è stata costruita sul finire del XVII secolo ed adibita a servizio del monastero claustrale delle Teresiane; questa chiesa rappresenta un esempio significativo, se non unico, dell’applicazione del gusto barocco leccese.
Chiesa e Monastero furono costruiti a spese del vescovo spagnolo Perez de la Lastra, del quale è visibile il marmoreo monumento funerario “in cornu evangeli”. L'organo settecentesco è arricchito con doraturee interessante è la tela raffigurante i Santi Agostino ed Ignazio di Loyola attribuibile alla scuola leccese del pittore Antonio Verrio.

La Chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo fu costruita tra il 1598 ed il 1600 accanto al Monastero claustrale delle Manache di S.Chiara. Sopravvive oggi solo l’antica chiesa, nel 1904 devoluta alla Confraternita di S.Giuseppe. Il suo interno conserva una pregevole collezione di dipinti del gallipolino Giovan Domenico Catalano che operò nel Salento a cavallo dei secoli XVI e XVII.
Di quest’autore sono la grande pala d’altare con i Santi Pietro e Paolo, S.Francesco e Santa Chiara datata 1599, e le tele della Crocifissione, di S.Caterina d’Alessandria e dell’Annunciazione di Maria Vergine collocate sugli altari dell’aula ecclesiale. La cantoria collocata in controprospetto all’altare maggiore e costruita nel 1905, conserva un organo costruito nel 1779 dal napoletano Carlo Mancini.

La Chiesa dell'Immacolata Concezione risulta eretta all’interno nel 1768. L’interno, a navata unica, conserva pregevoli dipinti raffiguranti storie della vita di Tobia eseguiti da Oronzo Tiso nella seconda metà del XVIII secolo, al di sopra del cornicione dieci lunette dipinte con la storia di Giuditta ed altri soggetti tratti dalla Storia Sacra e al di sopra dell’altare una tela raffigurante l’Immacolata con S.Francesco e S.Giuseppe.
In cornu Epistolae vi è la cantoria ma l’organo, costruito dal napoletano Carlo Mancini nel 1759/60, è oggi custodito in sacrestia, così come la statua bella statua in cartapesta (fine XVIII secolo) della Titolare, dove si trova anche la statua lignea di S.Felice.

L'Oratorio di S. Maria della Purità, della seconda metà del XVII secolo, ha un'unica navata, con cantoria in muratura sul controprospetto e nei cui sottarchi furono dipinti a fresco i quattro Evangelisti. Fu successivamente ampliata l’aula e costruito il nuovo altare marmoreo alla romana, con la cantoria a lato e l’organo. L’intervento decorativo di numerosi artisti e maestranze fanno oggi di questo Oratorio confraternale il simbolo, con la Cattedrale, di un barocco alla gallipolina, che fu un modo di esprimersi nel contesto della più vasta e coinvolgente esperienza barocca salentina, esaltando ed apprezzando quei materiali alternativi alla pietra leccese, di maggiore e migliore praticabilità, quali furono gli intagli in legno, la decorazione pittorica, i marmi e le maioliche.
Numerosi i dipinti realizzati dal murese Liborio Riccio tra il 1750 ed il 1773; sull'altare si ha il dipinto della Madonna della Purità realizzato dal napoletano Luca Giordano. Le statue prsenti sono in legno e cartapesta, tra cui le due settecentesche statue lignee del ‘700 della Madonna del Canneto e di S.Maria della Purità, quella in cartapesta di S.Cristina, realizzata dal de Lucrezis nel 1866, la statua della Madonna della Misericordia, della prima metà dell’800.

La Chiesa ex convenutale di San Francesco di Paola fu costruita nella prima metà del XVII secolo e conserva, all'interno, altari laterali con bei retabli barocchi in pietra leccese ed in legno intagliato, con interessanti dipinti del XVII e XVIII secolo. Il grande arco del presbiterio è minutamente decorato in oro zecchino.
Di scuola giordanesca è il dipinto collocato dietro l’altare maggiore raffigurante il transito di S.Giuseppe.

La Chiesa di S. Maria degli Angeli fu costruita tra il 1662 ed il 1665 lungo il periplo murario della città.
Ha un pannello maiolicato del XIX secolo in prospetto, mentre internamente una serie di 4 grandi dipinti realizzati nel XVIII secolo da Diego Bianchi pittore originario di Manduria ed un organo settecentesco, attribuibile a Giovanni Chircher ma riorganizzato e modificato nel XIX secolo presumibilmente da Giovanni Corrado, e montato su di una cantoria in pietra infissa sul controprospetto.

La Chiesa della SS. Trinità e delle Anime del Purgatorio è a navata unica con presbiterio, e provvista di una cantoria sul controprospetto su cui sopravvive l’organo costruito nel 1794 da Lazaro Giovannelli e modificato nel 1850 da Giuseppe Corrado. Del ‘700 sono i due ovali sulla cantoria, e coeve alla costruzione della chiesa sono le lunette nei sottarchi della cantoria e le quattro tele collocate al prospetto della stessa cantoria.
Questa chiesa conserva l’originale pavimento maiolicato tardo settecentesco ed il bel ciborio artisticamente lavorato in legno e laminato in foglia oro zecchino.


Basilica di Sant'Agata Chiesa di Santa Maria del Canneto Chiesa di San Francesco Chiese del Crocifisso e del Rosario Chiesa del Crocifisso Chiesa del SS. Rosario Chiesa di Santa Teresa Chiesa di Santa Maria degli Angeli

Palazzo Pirelli
è caratterizzato da finestrature classiche, portale e loggia barocca e un antico portale cinquecentesco catalano-durazzesco su un altro fronte. Da vedere l’interessante soffitto dell’antico ingresso del palazzo che conserva la originale decorazione lapidea a festoni, con formella centrale in chiave mitologica e mascheroni raffigurante la dea Minerva armata col gallo sacro e la Fortuna con il corno dell’abbondanza ed il timone.

Il Palazzo del Seminario venne iniziata nel 1752 ed inaugurata nel 1760. Il fronte del seminario realizzato in carparo esibisce modanature e fregi della elegante finestratura barocca.
All’interno c'è la semplice ed austera cappella dedicata alla Vergine Immacolata con il dipinto dell’altare realizzato dal pittore Liborio Riccio. Nel Seminario ebbe sede per qualche tempo fino al 1898 il museo comunale di Gallipoli.

Palazzo Briganti è un esempio sobrio ed allo stesso tempo significativo di architettura palazzata gallipolina, ristrutturato ed abbellito nella seconda metà del ‘700. Della struttura originale comunque resta l’ala sud del palazzo mentre riedificata nel 1925 è l’ala nord.

Palazzo D'Ospina venne costruito nel XVII secolo, fu ristrutturato ed abbellito poi con delicati stucchi alla veneziana. In questo palazzo, nel 1812, ebbe i natali l’eroina risorgimentale Antonietta De Pace che cospirò a favore dell’unità italiana in collegamento con Poerio e Mazzini e che ebbe l’onore di fare con Garibaldi il trionfale ingresso in Napoli nel 1860.

Palazzo Romito, costruito nel 1760, ha un fronte barocco, di ascendenza romano-berninesca ed è racchiuso tra angusti e sinuosi vicoli medioevali. In cima alle colonne che inquadrano il bugnato del portale e tra i semifrontoni architravati delle porte finestre del piano basso sono presenti quattro mezzi busti.

Palazzo Venieri venne costruito nel primo ventennio del XVI secolo. Ha il fronte caratterizzato da linee doriche, finestre barocche ed un ricco balcone. Nell’androne di ingresso notevole è la festonatura della volta lunettata, mentre nel salone di rappresentanza si ha un bel soffitto realizzato sul finire degli anni ‘20 da Agesilao Flora secondo canoni decorativi decò e liberty.

Palazzo Balsamo fu ristrutturato ed ampliato nel XVIII secolo su di un originario impianto cinquecentesco, di cui sopravvive, assieme a qualche finestratura ad arco baccellato, un ampio portale catalano-durazzesco.

Palazzo D'Acugna è un palazzo cinquecentesco di derivazione fortificata, con portale durazzesco molto simile a quello di Palazzo Balsamo; notevole nell’androne un arco a goccia montato su plinti con elegante modanatura baccellata a treccia.

I frantoi ipogei sotterranei che si trovano a Gallipoli sono due: il primo con ingresso da Via A.De Pace, di fronte al locale museo, ed il secondo in Via Angeli al di sotto del Palazzo Briganti. Sono stati scavati completamente nel sottosuolo e conservano, oltre all’originaria struttura, importanti cimeli relativi all’antica produzione olearia

Palazzo Tafuri ha uno stupendo fronte barocco, realizzato in pietra carparo locale, voluto, attorno al 1760, da un ricco e nobile giureconsulto della famiglia Tafuri. Risulta essere caratterizzato da un'attenzione nei particolari e dalla presenza di finestre ovali corniciate al piano basso e da balconate spagnoleggianti.

Palazzo Pasca-Raimondo è caratterizzata da un'ampia balconata montata su robuste mensole ed un sobrio disegno tardo barocco del portone d’ingresso e della finestratura conseguente ad un intervento di ristrutturazione operato nel primo trentennio dell’800.

Palazzo Pirelli Vicolo
Per approfondimenti: E.Pindinelli, Architettura civile a Gallipoli tra '500 e '700, in Paesi e figure del vecchio Salento, Congedo ed., Galatina 1989; Gallipoli. Guida ragionata alla scoperta del mito, (testi di E. Pindinelli), ed. Qui notizie, Alezio 2001.
 


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